
Fino a qualche anno fa si poteva andare in pensione mantenendo fino all’80% del proprio reddito.
Ma l’aspettativa di vita è aumentata ed anche il numero dei pensionati è in crescita rispetto alle persone in età lavorativa. Così, purtroppo, il sistema pensionistico italiano (che funziona secondo il modello “pay as you go”), per evitare un collasso finanziario, ha avuto l’obbligo di evolvere il sistema di distribuzione delle proprie risorse: chi si trova attualmente nel mondo del lavoro e chi ancora deve entrarvi, non può più godere delle vecchie certezze.
In particolar modo per i più giovani, la pensione pubblica nei prossimi anni potrà arrivare a riconoscere meno del 50% dell’ultimo reddito.
Per riuscire a mantenere un tenore di vita in linea con quello avuto durante gli anni lavorativi, ogni persona deve perciò obbligatoriamente pensare, da subito, al proprio avvenire. Una formula pensionistica integrativa è la migliore soluzione che il mercato offre per dare maggiore serenità al proprio futuro.
Dal 1° gennaio 2008 sono entrate in vigore le nuove norme (Legge 247/2007) che regolano l’accesso al pensionamento dei lavoratori dipendenti ed autonomi.
I nuovi requisiti, più stringenti rispetto a quelli della precedente “riforma Maroni”, prevedono un meccanismo di quote e scalini per la pensione di anzianità. Tale sistema è entrato in vigore il 1° luglio 2009 e prevede che oggi in Italia si vada in pensione non prima dei 59 anni se si è lavoratori dipendenti e dei 60 se si è lavoratori autonomi.
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